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Il marketing farmaceutico e gli studenti di Medicina.
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ordfarmsa

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MessaggioInviato: 31 Mag 2011 10:24:54    Oggetto:  Il marketing farmaceutico e gli studenti di Medicina.
Descrizione: Informatori scientifici
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Il marketing farmaceutico e gli studenti di Medicina. Una review Usa che farà discutere

Contributo di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, su una recente revisione sistematica che ha posto l'indice sulla presenza degli informatori scientifici nelle Università di Medicina e i loro contatti con gli studenti e gli specializzandi. In Italia la legge non consente agli informatori scientifici di contattare gli studenti in Medicina, ma per quanto riguarda gli specializzandi il fenomeno è evidente e costante.

30 MAG - Le complesse relazioni tra medici e industria farmaceutica sono da molti anni al centro del dibattito scientifico per i potenziali conflitti d’interesse che possono indurre nella prescrizione dei farmaci. Le evidenze scientifiche, infatti, dimostrano che le interazioni tra medici e informatori scientifici dell’industria influenzano le decisioni professionali in maniera market-oriented, non sempre quindi nell’interesse del paziente. Questa strategia viene integrata dall’industria farmaceutica con iniziative di formazione continua con il fine ultimo di modificare i comportamenti prescrittivi dei medici nei confronti di nuovi farmaci che, spesso, non offrono alcun vantaggio rispetto a quelli tradizionali, sono molto più costosi e costituiscono una delle cause di incremento della spesa farmaceutica.

Una delle motivazioni che rende i medici particolarmente sensibili ai messaggi market-oriented dell’industria consegue al precoce consolidamento di tale attitudine: gli effetti socializzanti della formazione universitaria, infatti, sono molto forti e giocano un ruolo decisivo nel rinforzare attitudini e comportamenti professionali che divengono permanenti. Sulla base si queste considerazioni alcune Facoltà di Medicina - in particolare negli Usa - hanno limitato i contatti di studenti e docenti con gli informatori scientifici, sollevando aspre critiche da parte di chi ha ritenuto tali restrizioni potenzialmente svantaggiose per la formazione degli studenti.

Ma cosa sappiamo oggi in merito all’impatto dell’industria farmaceutica nella formazione universitaria del medico, attraverso le interazioni tra informatori scientifici e studenti?
Le risposte vengono da una revisione sistematica1 di Austad KE e coll. – pubblicata il 24 maggio da PLoS Med – che ha incluso 32 studi (di cui solo uno condotto in Italia, presso l’Università di Bologna2) per un totale di 9.850 studenti appartenenti a 76 Facoltà di Medicina o ospedali d’insegnamento.
La revisione sistematica dimostra che gli studenti di medicina sono precocemente esposti alle strategie di marketing dell’industria farmaceutica e che l'entità di tale esposizione si associa sia a un’attitudine positiva nei confronti del marketing, sia a una sottostima delle eventuali implicazioni negative sulla futura pratica professionale.

Nei dettagli:
• La maggior parte degli studenti dichiara una o più forme d’interazione con l’industria, che aumentano dal triennio pre-clinico a quello clinico, dove oltre il 90% degli studenti riceve materiale educazionale dagli informatori scientifici.
• La maggior parte degli studenti del triennio clinico ritiene eticamente lecito accettare regali da chi produce farmaci, mentre solo una piccola percentuale degli studenti del triennio pre-clinico riporta questa attitudine.
• Gli studenti giustificano il loro diritto ad accettare regali dall’industria sia riportando difficoltà finanziarie, sia perché “così fan tutti”, secondo un principio autoassoluzione collettiva.
• Nonostante la maggioranza degli studenti sia convinta che la formazione dell’industria è potenzialmente distorta da interessi commerciali, i materiali e le informazioni ricevute sono considerati una componente essenziale della loro formazione.
• Oltre il 60% degli studenti ritiene di essere “immune” da potenziali influenze indotte dai regali e dalle interazioni con gli informatori del farmaco, ma al tempo stesso percepiscono che gli specializzandi e i medici ne sono influenzati.
• Le opinioni degli studenti non sono unanimi rispetto alla possibile regolamentazione delle loro interazioni con l’industria da parte delle Università o delle istituzioni governative.

D:Considerato che la spesa farmaceutica, l’appropriatezza prescrittiva, l’uso dei farmaci generici, sono temi scottanti su cui si confrontano quotidianamente professionisti, manager, e politici, esistono precoci contromisure istituzionali finalizzate a prevenire la modifica delle attitudini dei giovani medici spezzando, sul nascere, i potenziali conflitti d’interesse?
R:Vista la carenza informativa sul tema, sicuramente è necessario introdurre specifiche iniziative educazionali già a livello universitario, ma la formazione da sola non può bastare. Se è vero che le migliori evidenze scientifiche devono essere integrate in tutte le decisioni - professionali, manageriali e di programmazione sanitaria – il messaggio lanciato da Austad KE e coll. alle politiche accademiche e istituzionali è molto chiaro: è necessario regolamentare le interazioni tra studenti di medicina e industria, al fine di instillare nelle future generazioni di medici un sano scetticismo nei confronti dei farmaci (e degli altri interventi sanitari), stimolando l’approccio critico alle evidenze scientifiche che dovrebbe guidare le loro decisioni cliniche e, in particolare, le pratiche prescrittive.

Nino Cartabellotta
presidente Fondazione Gimbe

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MessaggioInviato: 31 Mag 2011 10:24:54    Oggetto: Adv






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ordfarmsa

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MessaggioInviato: 31 Mag 2011 10:32:14    Oggetto:  
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I commenti di Sergio Dompé (Farmindustria), Patrizio Mondì (Aiisf) e Pierino Di Silverio (Federspecializzandi)


1) Dompé (Farmindustria): “Più farmacologia nelle Università”

30 MAG - “La legge italiana in conformità con quella europea, prevede che l’informazione scientifica e anche l’attività degli informatori scientifici del farmaco, può essere rivolta soltanto agli operatori sanitari autorizzati e prescrivere o dispensare medicinali. Sono esclusi, pertanto, gli studenti. Il fenomeno segnalato non riguarda perciò - così come sembra emergere nello studio - il nostro Paese”. Ad affermarlo è il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé, commentando la revisione sistematica sul rapporto tra informatori scientifici, studenti in Medicina e specializzandi. Secondo Dompé, però, “l’informazione medico scientifica è invece importantissima per l’aggiornamento degli operatori sanitari. In particolare sui prodotti innovativi - che sono frutto della ricerca delle aziende farmaceutiche, autofinanziata per il 90% - è non solo giusto ma anche opportuno che le imprese, insieme al mondo scientifico, abbiano un ruolo attivo e costante nel portare le giuste informazioni ai medici, proprio per garantire la migliore e più appropriata terapia ai pazienti”.
Per quanto riguarda infine gli studenti, il presidente di Farmindustria di dice convinto che “debba essere potenziata l’attività formativa dell’insegnamento di farmacologia nelle Facoltà di medicina per garantire che le nuove tecnologie, per esempio le biotecnologie e i prodotti farmaceutici che ne derivano, facciano parte del bagaglio conoscitivo dei giovani universitari”.



2) Mondì (Aiisf): “Gli informatori scientifici sono un ausilio importantissimo per i medici”

30 MAG - “In Italia non abbiamo contatti con gli studenti di Medicina. Gli specializzandi, invece, vengono visitati regolarmente in quanto considerati medici a tutti gli effetti. Hanno già la laurea e l’abilitazione, e stanno perfezionando le loro conoscenze in settori specifici. Di questo percorso fanno sicuramente parte anche i farmaci. Non è sempre vero, poi, che non hanno autonomia prescrittiva, perché nelle università stesse, gli specializzandi sono spesso chiamati anche a sostituire i medici strutturati, a volte in modo inappropriato anche a causa delle carenze di organico. È una realtà e riteniamo che informare uno specializzando sia tanto importante quanto informare un medico strutturato”. Ad affermarlo è Patrizio Mondì, presidente Aiisf (Associazione degli informatori scientifici del farmaco) commentando la revisione sistematica sul rapporto tra informatori scientifici, studenti in Medicina e specializzandi.
Quanto alle polemiche sui “regali” offerti dalle industrie farmaceutiche per influenzare la scelta prescrittiva dei medici, Mondì ricorda che “esistono delle regole e delle linee guida precise che regolamentano il settore. Tutto quello che gli informatori scientifici fanno vi rientra, compresi i gadget, come la penna o il blocco degli appunti, che sono perfettamente leciti nei limiti del valore di 20 euro annui. Allo stesso modo, esistono regole chiare per i congressi e i campioni gratuiti. Possono esserci dei casi in cui queste regole vanno bypassare a scopo di profitto, ma si tratta di eccezioni, che vanno valutate caso per caso. Gli informatori scientifici sono professionisti seri, con un profilo e con competenze specifiche, che esercitano in modo perfettamente etico nell’ambito delle regole che gli sono state date. Inoltre sono dipendenti delle aziende e riflettono la politica dell’aziende, per le quali vigono regole altrettanto rigide e chiare”.
“Purtroppo – aggiunge il presidente dell’Aiisf - sull’informazione scientifica si fanno spesso solo polemiche, ma non si tiene conto che un informatore corretto diventa un consulente per il medico, che se ha perplessità su un farmaco per conoscenza incompleta o perché nell’esercizio delle sue funzioni ha riscontrato delle anomalie, trova un punto di riferimento nell’informatore, che è esperto di quel farmaco. Occorre infatti tenere conto che un farmaco viene messo in commercio sulla base di studi importanti, che durano anche più di 10 anni, ma su un numero di pazienti limitato a qualche migliaia. Quando il farmaco viene poi utilizzato su larga scala, i pazienti diventano milioni e non sono più pazienti selezionati, ma sono pazienti che, ad esempio, hanno comorbilità, per cui possono emergere interferenze farmacologiche che non era possibile studiare durante le sperimentazioni, durante le quali, per avere una conoscenza pure di quel farmaco, occorre che i pazienti in esame assumano il meno possibile altri tipi di farmaci.
La forma di collaborazione che si crea tra medico e paziente diventa quindi un ausilio preziosissimo per il medico, ma è un elemento positivo anche per il paziente. In caso di anomalia, infatti, il medico è tenuto a fare le segnalazioni al sistema di farmacovigilanza del ministero della Salute e dell’Aifa, ma contestualmente anche l’impresa, e l’informatore scientifico che la rappresenta, viene coinvolto nel processo di messa in sicurezza. In questo modo – spiega Mondì in conclusione - l’azienda, in parte autonomamente e poi in maniera integrata con le istituzioni competenti, avvia degli approfondimenti sul farmaco segnalato allo scopo, appunto, di garantire la sicurezza dei farmaci che i pazienti assumono".



3)Di Silverio (Federspecializzandi): “Servono regole. Ma gli specializzandi non si lasciano influenzare”

30 MAG - “In Italia non esiste un rapporto così costante tra imprese del farmaco e specializzandi. Anche perché i medici specializzandi non hanno un’alta libertà decisionale e le aziende non hanno alcuna utilità, almeno da un punto di vista commerciale, a rivolgersi a lui. Si potrebbe pensare che si tratti di un investimento nel lungo termine, ma una impresa farmaceutica che oggi mi offre qualcosa non ha alcuna garanzia sul fatto che io tra 5 anni prescriverò il suo farmaco. Né lo specializzando sentirà l’obbligo di farlo. Alcuni contatti tra l’impresa del farmaco e gli specializzandi comunque ci sono, e si basano per lo più su materiale informativo o la partecipazione ai congressi. Non credo che questo possa influenzare lo specializzando. Anche perché gli specializzandi, essendo già dilaniati dalle criticità inerenti al loro percorso formativo e il suo lavoro, ha sviluppato una forte sensibilità sia rispetto all’etica che alla deontologia professionale. Qualche dubbio si apre invece quando si parla di medici con anzianità di servizio ed effettiva autonomia e libertà di scelta prescrittiva.”. Ad affermarlo è Pierino Di Silverio, presidente di Federspecializzandi, commentando la revisione sistematica sul rapporto tra informatori scientifici, studenti in Medicina e specializzandi.
Per Di Silverio va però considerato che “spesso sono le direzioni generali e le direzioni sanitarie che compiono, senza consultare il medico, le scelte sulle attrezzature, sugli strumenti e anche sui farmaci, in base anche alle disponibilità economiche della struttura”. Il presidente di Federspecializzandi si dice invece convinto che “il medico dovrebbe essere consultato più di quanto avvenga, perché per quanto un direttore sanitario abbia la competenza economica, non avrà mai una capacità di valutazione degli effetti di quel farmaco e di quella strumentazione quanto un medico che li usa”.
In ogni caso, secondo Di Silverio “il rapporto tra medico e industria farmaceutica, così come tra struttura e industria, va meglio regolamentato, perché l’assenza di regole precise apre il campo a possibili clientelismi. Sicuramente i medici in Italia sono molto attenti alla qualità e se anche dovesse prescrivere un farmaco su sollecito di una impresa farmaceutica, non continuerà a prescriverlo se risulterà non efficace alla terapia”.
Qualsiasi regola, secondo Di Silverio, “va in ogni caso stabilita all’interno di un tavolo che coinvolga tutte le parti in causa, compresi i medici”. Una soluzione, per il presidente di Federspecializzandi, potrebbe essere quella di “stabilire che vi siano degli incontri aperti sulle nuove tecnologie e sui nuovi farmaci. In questi contesti le imprese farmaceutiche avrebbero il modo di pubblicizzare i loro prodotti, ma con modalità trasparenti e con un confronto aperto. In questo modo l’informazione farmaceutica svolgerebbe il suo compito di aggiornamento, che certamente è utile anche per gli specializzandi”.
Quanto ai contatti tra gli informatori del farmaco e gli studenti di Medicina, per De Silverio si tratta di un fenomeno “assurdo”, perché gli studenti “oltre a non avere alcuna possibilità di azione, non hanno neanche le competenze necessarie per una reale valutazione degli strumenti o dei farmaci”.

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