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ordfarmsa Guru

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Farmacista di dipartimento, in arrivo i primi risultati
È arrivata a conclusione la fase sperimentale del progetto "Il Farmacista di Dipartimento quale strumento per la prevenzione degli errori in terapia e l'implementazione delle politiche di Governo clinico in ambito oncologico". I risultati del progetto, svoltosi in cinque strutture sanitarie del nostro paese, saranno presentati il 12 ottobre 2011 a Roma, presso l'Auditorium del ministero della Salute. Il progetto, come segnala il sito della Sifo, si è svolto in collaborazione con Fofi, Aiom, Eahp, Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, Ircss Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Fg) e Centro elaborazione dati dell'Università Bocconi di Milano e si è posto, quale obiettivo generale, di produrre un modello di riferimento per avviare l'introduzione del Farmacista di Dipartimento nelle Aziende Sanitarie italiane. La fase sperimentale del Programma, ha portato alla realizzazione di uno specifico Manuale che fornisce ai farmacisti, ai manager aziendali, agli altri operatori sanitari coinvolti nella gestione del farmaco e alle Istituzioni, tutte le indicazioni necessarie per poter introdurre questa nuova figura professionale, evidenziando il reale contributo che può essere offerto alla prevenzione degli errori in terapia e quindi al miglioramento della qualità delle cure.
Esperienza quinquennale Ospedale Molinette di Torino:
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Ultima modifica di ordfarmsa il 07 Ott 2011 13:51:34, modificato 1 volta in totale |
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ordfarmsa Guru

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Locandina evento
Invito Presidente SIFO
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ordfarmsa Guru

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progetto del Ministero della Salute
FARMACI: CON FARMACISTA DIPARTIMENTO -30% ERRORI
(AGI) - Roma, 12 ott. - Abbattere il fabbisogno di medicinali nei reparti ospedalieri fino all'88% e la possibilita' di errori fino al 30%. Un obiettivo fino a ieri ritenuto impossibile, ma che un progetto del Ministero della Salute, condotto in collaborazione con il Sifo (Societa' italiana di farmacia ospedaliera) ha dimostrato essere realizzabile grazie alla figura del farmacista di dipartimento da affiancare al medico di corsia.
Fornire consigli sulla gestione della terapia farmacologica, informazioni sull'effetto dei farmaci e spiegare al paziente come proseguire il trattamento a casa dopo la dimissione. Sono alcuni dei compiti del farmacista di dipartimento, la figura professionale che, affiancando il medico in corsia, porta significativi vantaggi sia ai pazienti - in termini di sicurezza e di maggiore consapevolezza delle cure cui si sottopongono - sia al Servizio Sanitario Nazionale in termini di risparmio, grazie a un uso piu' efficiente delle risorse. I dati emergono dal progetto pilota, avviato nel marzo 2010 e terminato nel giugno di quest'anno dal Ministero della Salute che ne ha affidato la conduzione alla Sifo (Societa' Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie). La sperimentazione condotta in 5 ospedali (Torino, Padova, Ancona, Bari, Taormina) ha evidenziato una riduzione nella necessita' di scorte di farmaci in reparto fino all'88% grazie all'uso razionale dei medicinali. Il Progetto ha portato alla stesura di un manuale teorico-pratico, presentato oggi al Dicastero della Salute.
"L'obiettivo - spiega Laura Fabrizio, presidente Sifo - e' stato quello di produrre un modello di riferimento per avviare l'introduzione del farmacista di dipartimento in tutte le aziende sanitarie italiane. Si tratta di un'innovazione che puo' concorrere a prevenire gli errori in terapia e a minimizzarne gli esiti, intervenendo in ognuna delle fasi che caratterizzano il percorso del farmaco in ospedale". Nel progetto ministeriale sono stati coinvolti in particolare i Dipartimenti di Oncologia ed Ematologia, in cui vengono utilizzati trattamenti ad alto costo, che richiedono monitoraggio intensivo. Questi farmaci devono essere monitorati secondo procedure rigorose, possono presentare reazioni avverse anche di notevole entita' e sono sottoposti a rigide norme di sicurezza sia per i pazienti che per gli operatori.
"L'introduzione della figura del farmacista all'interno del dipartimento oncologico - sottolinea il professor Marco Venturini, presidente eletto dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) - e' importante: lavora in corsia a stretto contatto con il medico e permette una gestione piu' oculata del farmaco, abbattendo del 30% le possibilita' di errori, come gli scambi delle medicine tra un paziente e l'altro". _________________
Ultima modifica di ordfarmsa il 12 Ott 2011 13:50:02, modificato 1 volta in totale |
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ordfarmsa Guru

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Roma, 12/10/2011
Fornire consigli sulla gestione della terapia farmacologica, informazioni sull’effetto dei farmaci e spiegare al paziente come proseguire il trattamento a casa dopo la dimissione. Sono alcuni dei compiti del farmacista di dipartimento, la figura professionale che, affiancando il medico in corsia, porta significativi vantaggi sia ai pazienti - in termini di sicurezza e di maggiore consapevolezza delle cure cui si sottopongono - sia al Servizio Sanitario Nazionale in termini di risparmio, grazie a un uso più efficiente delle risorse. I dati emergono dal progetto pilota, avviato nel marzo 2010 e terminato nel giugno di quest’anno dal Ministero della Salute che ne ha affidato la conduzione alla SIFO (Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici delle Aziende Sanitarie). La sperimentazione condotta in 5 ospedali (Torino, Padova, Ancona, Bari, Taormina) ha evidenziato una riduzione nella necessità di scorte di farmaci in reparto fino all’88% grazie all’uso razionale dei medicinali. Il Progetto ha portato alla stesura di un manuale teorico-pratico (“Il farmacista di dipartimento quale strumento per la prevenzione degli errori in terapia e l’implementazione delle politiche di Governo clinico in ambito oncologico”), presentato oggi al Dicastero della Salute. “L’obiettivo – spiega la dott.ssa Laura Fabrizio, presidente SIFO - è stato quello di produrre un modello di riferimento per avviare l’introduzione del farmacista di dipartimento in tutte le aziende sanitarie italiane. Si tratta di un’innovazione assoluta nel campo della salute, che contribuisce significativamente alla sicurezza dei pazienti. In particolare può concorrere a prevenire gli errori in terapia e a minimizzarne gli esiti, intervenendo in ognuna delle fasi che caratterizzano il percorso del farmaco in ospedale: prescrizione, preparazione, trascrizione, distribuzione, somministrazione e monitoraggio. La presenza di un farmacista, anche durante le visite in reparto, riduce drasticamente gli eventi avversi con un notevole risparmio sui costi sanitari e una diminuzione della durata delle degenze”. Nel Progetto ministeriale sono stati coinvolti in particolare i Dipartimenti di Oncologia ed Ematologia, in cui vengono utilizzati trattamenti ad alto costo, che richiedono monitoraggio intensivo. Questi farmaci devono essere monitorati secondo procedure rigorose, possono presentare reazioni avverse anche di notevole entità e sono sottoposti a rigide norme di sicurezza sia per i pazienti che per gli operatori. “L’introduzione della figura del farmacista all’interno del dipartimento oncologico – sottolinea il prof. Marco Venturini, presidente eletto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) - è di primaria importanza. Lavora in corsia a stretto contatto con il medico e permette una gestione più oculata del farmaco, abbattendo del 30% le possibilità di errori, come gli scambi delle medicine tra un paziente e l’altro. Dati sorprendenti ma reali, che si basano su risultati già registrati in alcuni ospedali italiani”.
Nei centri coinvolti nella fase sperimentale del Progetto sono state effettuate anche indagini per valutare il grado di soddisfazione dei pazienti e degli operatori sanitari (medici e infermieri). Il 58% dei pazienti ritiene che il farmacista di reparto svolga un ruolo importante nella spiegazione della terapia (in particolare fornendo informazioni su come proseguire la terapia al domicilio e sugli effetti collaterali). Per il 91% dei medici e il 90% degli infermieri la nuova figura è di supporto al paziente. Tutti i camici bianchi hanno giudicato positivamente la sperimentazione: il 70,6% per la possibilità di confronto e il 20,4% per l’alleggerimento del carico di lavoro.
In Oncologia, ma anche nelle altre branche mediche, l’appropriatezza nella scelta del farmaco per ogni paziente sta assumendo un ruolo sempre maggiore: trattamenti mirati, dosaggi targetizzati, monitoraggio del rapporto costo-efficacia sono tematiche sempre più all’ordine del giorno e che per alcuni medicinali molto costosi e innovativi, come quelli oncologici, assumono un’importanza fondamentale anche per la sostenibilità da parte del SSN. “L’obiettivo comune – continua il prof. Venturini - è il superamento dell’apparente contrapposizione fra oncologo che deve curare, prescrivere e somministrare i farmaci ed il farmacista che deve, invece, risparmiare. Una contrapposizione semplicistica e falsa che oggi si è trasformata invece in una vera propria collaborazione, in cui l’oncologo decide quali sono i farmaci più appropriati e ne discute, a seconda dei casi, con il farmacista, coinvolto a pieno titolo nel percorso terapeutico”. Gli enti esterni che hanno collaborato al programma ministeriale, oltre all’AIOM, sono la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI), la European Association of Hospital Pharmacists (EAHP), l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI), l’IRCCS Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG) ed il Centro elaborazione dati dell’Università Bocconi di Milano. “Il farmacista di reparto – conclude la dott.ssa Fabrizio - è una realtà quotidiana in molti Paesi europei, negli Stati Uniti, in Canada, Australia e Nuova Zelanda. Le funzioni non sono le stesse in tutti i Paesi ma sono adeguate ai Sistemi Sanitari Nazionali. Generalmente in Europa e negli USA i farmacisti si occupano delle interazioni tra farmaci e del corretto schema posologico. Da un punto di vista internazionale l’orientamento è chiaro: il farmacista di reparto deve avere un ruolo importante in ospedale e i modelli già esistenti possono funzionare anche nel nostro Paese. I risultati della sperimentazione hanno dimostrato il cambiamento tra ‘il prima’ e ‘il dopo’ la sua introduzione: incremento del numero di pazienti iscritti nel Registro AIFA dei farmaci oncologici, con un conseguente accesso più facile alle terapie anti-tumorali; maggiore attenzione all’utilizzo dei medicinali fuori dall’indicazione per cui sono registrati; riduzione del valore in euro delle scorte di farmaci nell’armadio di reparto; diminuzione delle ri-ospedalizzazioni per reazioni avverse da medicinali; attività di vigilanza e prevenzione del rischio clinico; alta qualità percepita da parte degli operatori sanitari e dei pazienti”. Le cinque strutture sanitarie coinvolte nella sperimentazione sono state: l’Azienda Ospedaliero-Universitaria San Giovanni Battista di Torino (Le Molinette); l’Istituto Oncologico Veneto IRCCS; l’Azienda Ospedaliera Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona; l’Istituto Tumori “Giovanni Paolo II”- IRCCS Ospedale Oncologico di Bari e l’Ospedale “San Vincenzo” di Taormina dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina. _________________ |
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aldo75 Esperto

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 Sesso:  Età: 45 Registrato: 19/03/11 20:19 Messaggi: 76
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Finalmente!!
Ora ci sono dati inconfutabili e significativi che possono supportare le tesi avanzate gia' da tempo ma non adeguatamente valorizzate e dimostrate.
In attesa che un cambiamento legislativo imponga la presenza del farmacista in ogni contesto in cui viene gestito il farmaco, i dirigenti sanitari "illuminati" ,ai quali e' rivolto il manuale, potranno fare scelte innovative e lungimiranti approfittando di questa nuova opportunita' tanto piu' in un contesto di crisi, di taglio di risorse e di necessita' di razionalizzare e risparmiare mantenendo invariata l'efficienza.
L'auspicio e' che questa sia solo una tappa di un percorso, ancora lungo, attraverso il quale la categoria tutta possa ritrovare unita' e condivisione a supporto di un progetto che restituirebbe dignita' e potenzialmente tanti posti di lavoro qualificati ai farmacisti. _________________ Consigliere dell'Ordine dei Farmacisti di Salerno
Presidente Agifar Salerno |
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ordfarmsa Guru

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Registrato: 19/03/11 12:48 Messaggi: 288
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Ancora sul convegno del 12 Ottobre:
Farmaci. In ospedale arriva il “farmacista di dipartimento” contro sprechi ed errori
Prende piede questa nuova figura che da oggi potrà contare anche su un manuale ad hoc frutto della collaborazione del ministero della Salute, della Fofi, della Sifo, dell’Aiom e dell’Eahp. Mandelli (Fofi): “Urgente contrattualizzare gli specializzandi”.
12 OTT - Prendere il farmaco sbagliato o più banalmente assumerlo in modo errato per quantità e modalità può essere anche fatale. I casi di errori sanitari connessi alla somministrazione di farmaci sono per fortuna limitati ma il fenomeno esiste e per contrastarlo efficacemente sta prendendo piede il ruolo del farmacista di dipartimento.
Una figura ancora poco nota nel nostro Ssn ma che può rappresentare la chiave per la razionalizzazione di tutto il percorso terapeutico-farmacologico che il paziente deve affrontare durante e dopo il ricovero in ospedale.
Se ne è parlato oggi a Roma al ministero della Salute dove è stato presentato un manuale teorico-pratico per la prevenzione degli errori in terapia e l’implementazione delle politiche di governo clinico in oncologia, frutto del lavoro congiunto dello stesso ministero, della Fofi, della Sifo, dell’Aiom e dell’Associazione europea dei farmacisti ospedalieri (Eahp).
Più qualità, più efficienza, meno costi: questi gli obiettivi del progetto che trova sostanza anche in un’indagine ad esso collegata che ha monitorato il livello attuale di partecipazione del farmacista alle scelte farmacologiche in ospedale in alcune aziende sanitarie. Risultati parziali ma incoraggianti se consideriamo che già oggi il farmacista è coinvolto nel consiglio terapeutico nel 50% dei casi e ancor più lo è (58%) quando si tratta di consigliare come proseguire la terapia una volta dimessi dall’ospedale. E sono molto buoni anche i giudizi dei colleghi medici e infermieri che considerano in grande maggioranza (il 90,6%) questa esperienza positiva, sia per la possibilità di confronto/consiglio (69,9%), sia per l’alleggerimento del rispettivi carichi di lavoro (20,7%).
Ma come sviluppare questa funzione? Come far sì che essa diventi organica alla vita ospedaliera? A dare una prima risposta è stato il presidente della Fofi Andrea Mandelli che ha puntato l’indice sulla necessità di garantire percorsi finalmente chiari, strutturati e incentivanti per la specializzazione in farmacia ospedaliera, prevedendo contratti regolari per gli specializzandi che oggi non possono contare su alcun sostegno economico. E questo per rispondere appieno e in modo permanente e non episodico allo scopo principale di questa figura che è quello di coniugare la ricerca di economie a un’assistenza capace di offrire ai pazienti le migliori terapie”.
Per Luigi D’Ambrosio Lettieri, vice presidente della Fofi, l’iniziativa rientra in una precisa strategia diretta non a proporre un’ulteriore strozzatura della spesa sanitaria nazionale bensì per definire strumenti attraverso i quali intervenire sugli sprechi. Avviare progetti come questo “è uno di quegli investimenti indispensabili per garantire il futuro del nostro sistema sanitario che ha finora scontato politiche dirette soltanto a comprimere la spesa. Ben venga dunque questa iniziativa che conferma l’impegno del ministro Fazio”.
“Questo progetto” ha affermato dal canto suo Laura Fabrizio, presidente della Sifo, “nasce dalla consapevolezza di quanto la figura del farmacista di reparto sia diffusa in altri Paesi: lo testimonia anche una copiosa letteratura che, peraltro, ne ha sempre sottolineato gli aspetti positivi”. Ma c’è un’altra valenza importante: quella che vede figure professionali diverse – farmacisti, medici, infermieri, tecnici ecc. – operare in team e collaborare anche con le istituzioni e le strutture accademiche per l’elaborazione e la diffusione dei loro risultati. “Non va dimenticato” ha ricordato “che il farmacista di reparto può risultare estremamente utile non solo nel momento in cui il paziente vive la sua esperienza ospedaliera ma anche quando quest’ultimo abbandona l’ospedale e torna sul territorio”.
Tutti d’accordo, dunque, sulla validità dell’iniziativa – lo hanno confermato parlando di “rilevante scelta culturale” – Marco Venturini dell’Aiom e Roberto Frontini dell’Eahp (tornato anche lui sulla questione della mancanza di sostegni economici nel periodo di specializzazione), così come Domenico Di Bisceglie, direttore sanitario dell’Irccs Casa Sollievo della sofferenza di S. Giovanni Rotondo che ha voluto sottolineare l’impatto positivo che iniziative simili possono avere su un’organizzazione sanitaria come quella italiana ancora troppo legata a schemi “antichi”.
Gli stessi pazienti – la ha ricordato in conclusione Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva – non possono che confermare la necessità di introdurre figure come quella del farmacista di reparto che abbiano competenze specifiche nel monitoraggio delle terapie e possano così farsi garanti della loro sicurezza ed efficacia.
Un’attenzione questa che il ministero della Salute ha sempre posto tra i suoi obiettivi primari: lo ha ricordato Susanna Ciampalini farmacista della Direzione generale della programmazione sanitaria (a moderare il dibattito è stato Alessandro Ghirardini, dirigente dell’Ufficio III della stessa Direzione) illustrando i molti programmi ministeriali diretti ad assicurare la sicurezza e la qualità delle terapie farmacologiche (dalle Raccomandazioni alla campagna sui farmaci Lasa - Look Alike Sound Alike, fino alle Guide per cittadini e operatori e ai Manuali).
A dar conto dei risultati della sperimentazione sono stati, rispettivamente Francesco Cattel, responsabile area Farmacia clinica de Le Molinette di Torno, Angelo Palozzo, coordinatore nazionale dell’Area Oncologia della Sifo e Piera Polidori, direttpore dell’UOC farmacia dell’Ismett di Palermo. Dai loro interventi – senza dimenticare quello di Claudio Jommi dell’Università Bocconi di Milano che si è soffermato sulla metodologia di rilevazione dei risultati – è emerso come ci siano stati sensibili cambiamenti nei processi gestionali delle cinque strutture interessate, testimoniati da specifici indicatori di processo e di esito. Tra questi la conformità delle prescrizioni al Registro Aifa dei farmaci oncologici sottoposti a monitoraggio (Registro Aifa-Onco), il monitoraggio delle prescrizioni off-label dei medicinali, la riduzione del valore in euro delle scorte dei emdicinali nell’armadio di reparto. Ma anche la diminuzione delle ri-ospedalizzazioni per eventi/reazioni avverse da medicinali, la registrazione di “near miss” (incidenti potenziali che non avvengono per casualità) e, infine, la qualità percepita da parte degli operatori sanitari e dei pazienti. Che, in proposito, hanno dimostrato di aver percepito con chiarezza quanto la presenza del farmacista abbia influito sull’assistenza loro prestata. _________________ |
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