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Federfarma-Anpi-Essere Farmacisti sulle liberalizzazioni
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ordfarmsa

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MessaggioInviato: 26 Ott 2011 17:30:31    Oggetto:  Federfarma-Anpi-Essere Farmacisti sulle liberalizzazioni
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Farmacie. È scontro Federfarma-Anpi-Essere Farmacisti sulle liberalizzazioni

Secondo l'Associazione delle parafarmacie, il riassetto della farmacia proposto da Federfarma ha "lo scopo di riportare solo nelle farmacie la vendita dei farmaci". Federfarma: “La nostra proposta punta a realizzare un servizio farmaceutico più moderno, efficiente e capillare”. Essere Farmacisti: "E a determinate condizioni, potrebbe essere anche accettata".

25 OTT - “Federfarma sembra voglia barattare l’apertura di un migliaio di nuove farmacie, con la fine di ogni esperienza di liberalizzazione e dunque riportare solo nelle farmacie la vendita dei farmaci. Una proposta che non risponde alle richieste di liberalizzazione del settore, provenienti dai 2.000 farmacisti titolari di parafarmacia, 3.000 titolari di farmacia rurale e 56.000 farmacisti collaboratori”. Così l'Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane (Anpi) il progetto di riassetto della farmacia proposto da Federfarma che prevederebbe, secondo quanto sintetizzato dall’Anpi, i seguenti criteri:
• quorum abitanti/farmacia al valore 3.800;
• distanza di 500 metri dalle farmacie esistenti;
• eliminazione della pianta organica delle farmacie;
• assegnazione delle nuove farmacie in ugual misura tra farmacisti titolari di parafarmacia, titolari di farmacie rurali e farmacisti collaboratori;
• riduzione delle confezioni di farmaci da banco vendibili in parafarmacia con eliminazione dell’obbligatorietà della presenza del farmacista.
Questo infatti, secondo l’Anpi , porterebbe all’apertura di "poco più di un migliaio di nuove sedi, distribuite prevalentemente nei comuni con popolazione tra 6.000 e 70.000 abitanti. Nelle grandi città, salvo Roma con 5 sedi, non si aprirebbero farmacie. Anche nei comuni fino a 30.000 abitanti, rispettando la distanza di 500 metri, sarebbe difficile aprire nuove farmacie, ricadendo le sedi generalmente fuori dal perimetro urbano del comune”.
Accuse che Federfarma rispedisce al mittente. “La richiesta dell'Europa di liberalizzare i servizi pubblici italiani privatizzandoli è già applicata nel settore delle farmacie, 18.000 strutture gestite da privati su concessioni dello Stato”, osserva la federazione dei titolari di farmacia in una nota nella quale sottolinea che “la proposta di Federfarma punta a soddisfare l'esigenza dei cittadini, come peraltro quella delle forze politiche, di disporre di un servizio farmaceutico più moderno, efficiente e capillare, a garanzia di un uniforme livello di assistenza sul territorio, prevedendo anche la possibilità di poter accedere più agevolmente ai medicinali di automedicazione, resi disponibili anche senza la presenza obbligatoria del farmacista, oltre all'apertura di circa 2.000 nuove farmacie”.
Anche Essere Farmacisti, associazione nazionale dei farmacisti titolari di parafarmacia, si è inserita nella polemica sul riordino del settore tra Anpi e Federfarma. "Come associazione promotrice della reiterata presentazione di emendamenti per la trasformazione delle parafarmacie di proprietà dei farmacisti in farmacie, ritieniano che la proprosta di Federfarma di aprire nuove sedi e riassorbire nel "sistema farmacia" i farmacisti titolari di parafarmacia,debba essere approfondita e, a determinate condizioni, possa essere anche accettata". Per Essere Farmacisti, inoltre, "si dovrebbe fare uno sforzo ulteriore sul quorum, per garantire l'effettiva ed immediata apertura di almeno 3.500 farmacie e bisognerebbe riservarne in via esclusiva una quota congrua ai farmacisti titolari di parafarmacia. Solo cosi si potrebbe trovare la definitiva quadra tra le varie componenti della categoria e contemporaneamente determinare un miglioramento complessivo del settore portando le farmacie da 17.000 a più di 20.000 dislocandole dove il servizio è carente".

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Ultima modifica di ordfarmsa il 26 Ott 2011 21:35:24, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: 26 Ott 2011 17:30:31    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: 26 Ott 2011 17:31:23    Oggetto:  
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Decreto sviluppo. Assofarm: “Vendita farmacie comunali sarebbe scelta sciagurata”

Il presidente dell’associazione delle farmacie comunali, Venanzio Gizzi, esprime “totale dissenso” all’ipotesi di vendita delle farmacie comunali che, secondo alcuni organi di stampa, sarebbe tra gli interventi per lo sviluppo allo studio del Governo.

26 OTT -
Le farmacie comunali sono “patrimonio della collettività tutta”. "Rappresentano, insieme alle farmacie private, la volontà del legislatore di organizzare il servizio farmaceutico sul territorio strutturato con una pluralità di soggetti e hanno proseguito, nel tempo, la loro esperienza fino ad essere oggi un riferimento insostituibile di distribuzione del prezioso prodotto quale è il farmaco ad una popolazione, che con la crisi economica in essere, diventa sempre più povera e bisognosa di assistenza”. Così il presidente di Assofarm, Venanzio Gizzi, replica all’ipotesi di vendita delle farmacie comunali che, come riportato già ieri da Repubblica.it e oggi da altri organi di stampa, sarebbe contenuta nella lettera che il Governo ha predisposto ed inoltrerà alla Ue per illustrare le linee programmatiche per lo sviluppo del Paese.
Un’ipotesi su cui Assofarm esprime “totale dissenso”. Le farmacie comunali, continua Gizzi, hanno un “valore storico” e sono “nate per calmierare i costi ed esitare i farmaci alle categorie sociali più deboli”. Ma, secondo il presidente di Assofarm, sono anche “l’unico strumento di ricchezza e di partecipazione degli Enti locali per il governo della salute dei cittadini sul territorio, soprattutto alla vigilia della costituzione della farmacia dei servizi, oltre ad attuare una delle poche forme compiute di federalismo municipale in quanto i proventi derivati da tale attività consentono ai Comuni di destinare costantemente risorse ai loro già magri bilanci”.

Assofarm si dice pronta a mettere in atto “ogni iniziativa al fine di evitare sciagurate svendite e si dichiara fiduciosa che nessun processo di dismissione sarà avviato poiché il Governo, con recenti provvedimenti, ha escluso dalla privatizzazione dei servizi pubblici quale settore sanitario, le farmacie comunali”.

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MessaggioInviato: 26 Ott 2011 17:34:22    Oggetto:  
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Dl sviluppo, apertura a capitale nelle professioni: farmacie, per ora, escluse

Il governo prepara l'apertura al capitale per le società di professionisti ma le farmacie sembrano al momento fuori dal provvedimento. Questo il quadro che emerge dalle anticipazioni sul decreto per lo sviluppo rimbalzate ieri dalle pagine di alcuni quotidiani e confermate in una nota dal presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà (foto). Per venire incontro alla richiesta dell'Europa di interventi per sostenere la crescita, il governo sta valutando l'ipotesi di inserire nel dl sviluppo una norma diretta a consentire l'ingresso di partner "tecnici" nelle società che erogano servizi professionali. Il ruolo di tali soci "non professionisti" sarebbe quello di apportare capitali o competenze «tecniche», ma la loro partecipazione dovrebbe comunque rimanere minoritaria rispetto ai soci professionisti e non potrebbero partecipare ai consigli di amministrazione delle società.
Il condizionale è d'obbligo perché il decreto è ancora sotto i ferri del governo e limature o riscritture sono molto probabili, ma dalle bozze circolate ieri sembra che le farmacie non abbiano nulla da temere da tale intervento. Questa è almeno l'interpretazione che circola in Federfarma: «L'impressione» conferma Alfonso Misasi, segretario nazionale del sindacato «è che la norma riguardi solo le società di servizi e non quelle di gestione delle farmacie. Stiamo seguendo il cantiere del decreto e chiederemo approfondimenti ai nostri consulenti legali, ma per ora siamo convinti che i farmacisti possono restare tranquilli». Sul tema, poi, la posizione di Federfarma rimane quella già nota: «I vantaggi che potrebbero arrivare da un'apertura della titolarità al caitale» prosegue Misasi «sono ampiamente superati dagli svantaggi che si innescherebbero nel sistema farmacia».

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