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Interrogazione parlamentare alla camera - Lega Nord
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MessaggioInviato: 20 Apr 2011 17:56:25    Oggetto:  Interrogazione parlamentare alla camera - Lega Nord
Descrizione: REGOLAMENTAZIONE PARAFARMACIE
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Il 14 aprile è stata presentata alla Camera un'interrogazione a firma dell'onorevole Davide Cavallotto (Lega Nord Padania) ed altri rivolta al ministro della Salute, relativa alla regolamentazione dell'attività delle parafarmacie. In particolare, alla luce del decreto legge n. 223 del 2006, riguardante la distribuzione di alcuni farmaci al di fuori delle farmacie, e alla recente audizione dell'Associazione nazionale parafarmacie italiane in Senato, viene chiesto al Governo quale sia l'orientamento sulla questione della liberalizzazione dei farmaci con ricetta (fascia C) e quali iniziative intenda adottare per definire in modo più chiaro il ruolo delle parafarmacie sul territorio nazionale.

IL TESTO

Premesso che:
il recente dibattito svoltosi al Senato a margine del progetto di legge AS 863, a firma Gasparri ed altri, recante «Disposizioni normative in materia di medicinali ad uso umano e di riordino dell'esercizio farmaceutico» ha consentito di ritornare sul «problema» della riorganizzazione dell'attività delle parafarmacie, nate, come noto, dalle liberalizzazioni della XV legislatura;
il decreto-legge n. 223 del 2006, noto come Decreto Bersani I, ha infatti stabilito le norme per distribuire alcune tipologie di farmaci (OTC, farmaci da banco senza obbligo di ricetta medica, di cui si può fare pubblicità; SOP, farmaci senza obbligo di ricetta, ma non direttamente accessibili al cliente e non pubblicizzabili) in strutture diverse dalla farmacie. La vendita dei medicinali SOP ed
OTC è stata autorizzata, negli esercizi commerciali diversi dalle farmacie, alla presenza e con l'assistenza personale e diretta al cliente di un farmacista iscritto all'Albo.
Gli esercizi commerciali diversi dalle farmacie che intendano vendere medicinali SOP ed OTC sono obbligati a darne comunicazione al Ministero della Salute ed alla regione in cui ha sede l'esercizio; la comunicazione viene inviata anche al servizio farmaceutico dell'ASL competente per provincia, e all'Ordine deifarmacisti della provincia competente per territorio;
tale riforma ha in sostanza consentito una prima liberalizzazione nel settore della distribuzione dei farmaci. Una seconda liberalizzazione - finalizzata a consentire la vendita al di fuori delle farmacie di tutti i medicinali della cosiddetta «fascia C» (ovvero dei medicinali che non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale), anche quelli soggetti ad obbligo di prescrizione - era stata prevista
nella passata legislatura dall'articolo 2 dell'AS 1644 che tuttavia non ha completato il suo iter prima dello scioglimento anticipato delle Camere;
si ricorda che i medicinali di fascia C corrispondono a quei farmaci ritenuti non essenziali, in quanto utilizzati per patologie di lieve entità, o considerate minori, che, quindi, non sono considerati «essenziali» o «salvavita». Con la legge n. 311 del 2004 è inoltre stata individuata una nuova fascia di medicinali, la C-bis, che comprende i medicinali non soggetti a ricetta medica con accesso alla
pubblicità al pubblico (i cosiddetti medicinali di automedicazione); tanto i medicinali di fascia C come quelli di fascia C-bis sono a totale carico del paziente;
le disposizioni del decreto Bersani I sono state oggetto di specifica definizione-attuazione con una circolare del Ministero della salute del 3 ottobre 2006, con la quale è stato stabilito che i nuovi punti vendita, legittimati ad utilizzare la dicitura «parafarmacie», sono tuttavia obbligati a dedicare uno
spazio esclusivo (anche «un singolo scaffale o parte di esso») ai medicinali, per evitare che si confondano con le altre merci;
in particolare, la circolare ha precisato che le parafarmacie: possono consentire il self-service, ma devono garantire la presenza di un farmacista dotato di distintivo per tutto l'orario d'apertura;
devono rispettare le norme su pubblicità, conservazione, contraffazione dei medicinali e l'obbligo di comunicazione di inizio vendita (al Ministero della salute, all'Aifa, ai comuni);
devono aderire al meccanismo di tracciabilità delle confezioni farmaceutiche, altrimenti a gennaio i grossisti non potranno più rifornirli. Attraverso queste regole il Ministero della salute ha, in sostanza, cercato di disciplinare l'attività dei corner farmaceutici soprattutto nella grande distribuzione;
rimane, tuttavia, il problema di definire gli scenari di attività futuri di queste strutture commerciali, nate appunto con lo scopo di gestire la commercializzazione di tutti i farmaci non a carico del Servizio sanitario nazionale, ma poi di fatto «congelate» negli spazi di attività delineati dal decretolegge n. 223 del 2006;
da più parti, infatti, si parla di chiusura delle parafarmacie o, di converso, di una loro
riorganizzazione finalizzata al progressivo assorbimento nella pianta organica delle sedi farmaceutiche. Tale incertezza sulle sorti future delle parafarmacie costringe gli operatori di settore che hanno investito nelle nuove attività commerciali in una condizione di perdurante instabilità;
per questo motivo, appare irrinunciabile attivare un confronto serio e costruttivo sul tema del rapporto farmacie-parafarmacie, al fine di dare un assetto definitivo ad un servizio che appare per molti versi strategico per la tutela del fondamentale diritto alla salute dei cittadini;
martedì 22 febbraio 2011 si è svolta, presso la Commissione igiene e sanità del Senato, l'audizione dell'ANPI, l'Associazione nazionale parafarmacie italiane in merito alla proposta di legge S.863.
Nel corso della seduta, l'ANPI ha lasciato agli atti della commissione un documento con il quale si è
avanzata la proposta di liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Un documento, ha precisato il presidente ANPI, Spolaore, condiviso da tutte le altre associazioni di categoria, eccetto una (l'Omnisalus) che, ritenendo ancora possibile portare a compimento il progetto di trasformare le parafarmacie in farmacie, non ha aderito alla proposta di liberalizzazione dei farmaci di fascia C;
i rappresentanti dell'ANPI hanno argomentato l'esigenza di procedere la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, insistendo, oltre che sull'imprescindibilità del rapporto farmaco/farmacista, sulla complementarietà del servizio territoriale che le parafarmacie offrono rispetto alle farmacie, specie in quei luoghi dove più forte è la domanda e più carente è l'offerta di servizi della farmacia -:
quale sia l'orientamento del Ministro interrogato in merito alla problematica di cui in premessa ed,in particolare, quali iniziative il Ministro intenda adottare al fine di definire lo scenario giuridico in cui si trovano ad operare i soggetti che, in funzione del decreto-legge n. 223 del 2006 hanno già avviato l'esercizio di parafarmacie.
(4-11600)
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MessaggioInviato: 20 Apr 2011 17:56:25    Oggetto: Adv





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MessaggioInviato: 22 Apr 2011 08:48:40    Oggetto:  
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Parafarmacie, liberalizzazione fascia C vero rilancio economico

«Esortiamo il Ministro Tremonti e il Presidente Berlusconi ad avere il coraggio di agire e di scardinare un sistema farmaceutico che ormai tutti i cittadini italiani hanno capito essere un monopolio che non ha più senso di esistere» così il Coordinamento nazionale parafarmacie italiane commenta la possibilità che nell'incontro svoltosi con il ministro Tremonti sia stato toccato l'argomento della liberalizzazione dei farmaci di fascia C. «Questa iniziativa» continua la nota delle parafarmacie «segue una vera politica di rilancio economico e di liberalizzazione in un settore che ha dimostrato in questi ultimi quattro anni grandi potenzialità di crescita, ma soprattutto di poter veramente dare sostegno all'economia e al cittadino italiano». «Le Parafarmacie sono pronte fin da subito ad ampliare la vendita a tutti i farmaci di fascia C, per dare finalmente un vero servizio a tutti i cittadini, che apprezzano il nostro servizio e la nostra professionalità» conclude la nota.

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MessaggioInviato: 02 Mag 2011 08:42:25    Oggetto:  
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Federfarma risponde a Conad, Ddl farmacie è passo in avanti

Il disegno di legge Tomassini-Gasparri «non fa altro che fare un piccolo passo avanti, adeguando la situazione italiana a quella degli altri Paesi europei, nei quali la vendita di medicinali da banco è consentita anche negli esercizi commerciali, senza farmacista». Così il presidente di Federfarma, Annarosa Racca, risponde all'Ad di Conad, che aveva criticato il ddl al vaglio della commissione Sanità del Senato perché, se approvato, porterebbe a uno stop delle parafarmacie. «Segnaliamo all'amministratore delegato di Conad» evidenzia Racca «che la legge già oggi prevede la possibilità che questi medicinali possano essere prelevati dal cittadino in self service sia in farmacia che nelle parafarmacie e nei supermercati, per permettere al consumatore di effettuare confronti tra prodotti diversi». Secondo il presidente di Federfarma, dunque, il ddl Tomassini-Gasparri «è proprio un'apertura alla Grande distribuzione, in quanto l'eliminazione dell'obbligo del farmacista per la vendita di medicinali di automedicazione comporterebbe una riduzione dei costi, un aumento della concorrenza e un sensibile calo dei prezzi di questi medicinali e una loro disponibilità anche in luoghi come le aree di servizio autostradali, dove oggi gli alti costi legati alla presenza obbligatoria del farmacista, non consentono la presenza di farmaci».

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MessaggioInviato: 02 Mag 2011 08:42:46    Oggetto:  
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Parafarmacie: da Federfarma offese alla professione

«Federfarma offende la professione del farmacista pur di difendere il proprio monopolio». Con queste parole si esprime la posizione del Forum nazionale Parafarmacie, che ritiene le recenti affermazioni del presidente di Federfarma in merito all'eliminazione del farmacista per la vendita dei farmaci da banco nelle parafarmacie «altamente lesive e offensive nei confronti di tutti i farmacisti italiani, che ovviamente non sono rappresentati dalla collega in questione». «Pur di difendere il monopolio del sistema farmaceutico e di contrastare in tutte le maniere il proseguo della liberalizzazione di tutti i farmaci di fascia C» aggiungono le Parafarmacie «Federfarma continua a diffondere comunicati e dichiarazioni che mirano all'attacco di chi sta cercando di scalfire il loro dominio nella distribuzione del farmaco in Italia». Il Forum, inoltre, chiede a gran voce l'intervento della Fofi, l'ordine professionale dei farmacisti, che «da sempre dichiara l'obbligo imprescindibile farmaco-farmacista, mentre in questa occasione risponde con un silenzio assordante. Sarà mai» conclude ironica la nota del Forum «perché Mandelli, presidente Fofi, è rappresentato dalla Racca in quanto anche lui titolare di farmacia?».

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MessaggioInviato: 02 Mag 2011 08:48:09    Oggetto:  
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Comunicati Stampa
Perchè è importante la liberalizzazione dei farmaci di fascia C 30/04/2011 @ 13.19 fonte ANPI

ANPI - Da oltre due anni riceviamo tutti i giorni telefonate, piuttosto che e-mail, da giovani farmacisti, ma anche da genitori preoccupati per il futuro dei loro figli, che ci chiedono assistenza per l’apertura di una “PARAFARMACIA”. Le domande sulla parafarmacia sono sempre le stesse: quanto deve essere il denaro da investire; dove è preferibile aprirla; quali sono rischi per il futuro. Quest’ultima domanda è la più ricorrente. Preoccupazioni giustificate trovandoci di fronte ad una legislazione che non da certezza per il futuro, non è un caso che in Senato la maggioranza di governo ha presentato una proposta di legge sul sistema distributivo del farmaco, che prevede di fatto la chiusura progressiva delle parafarmacie. Un danno per chi ha aperto una parafarmacia mediamente stimato in 125.000 €, vale a dire i risparmi di una famiglia o cosa più grave provenienti da finanziamenti difficilmente rimborsabili.

Nell’ultimo periodo cominciano ad arrivare richieste di assistenza da parte di farmacisti, non più giovani, che licenziati dalla farmacia cercano un’alternativa, lavorativa e professionale, nella parafarmacia. Questa, riportata di seguito, è l’ultima e-mail in ordine di tempo che abbiamo ricevuto:

Buongiorno
sono un farmacista collaboratore con circa sei anni di esperienza in farmacia privata. A causa dell'ultima stangata dell'AIFA, io come altri miei colleghi ci siamo visti recapitare dai rispettivi titolari una lettera di licenziamento motivata dal fatto che l'unico modo per recuperare la perdita economica era quella di rinunciare ad uno stipendio per almeno un anno. Non mi dilungo su questa questione, già abbastanza deprimente (per me) e degradante (per la categoria dei titolari di farmacia).
Sto pensando seriamente a mettermi in proprio aprendo una parafarmacia con annesso un piccolo studio da "prestare" a varie figure professionali (nutrizionista, omeopata, fisioterapista, agopuntore,
estetista ecc). Ho letto che l'ANPI ha redatto uno studio sulle località dove conviene maggiormente aprire una parafarmacia in base alla popolazione residente e alle farmacie già presenti. Vorrei
chiedervi se fosse possibile avere maggiori informazioni sulle località più convenienti nella provincia di Lecce. Vi ringrazio per l'attenzione e per il lavoro che svolgete.
Distinti saluti
Dott. Carlo XXXXXXXXXX

Una testimonianza amara, che evidenzia il disagio che molti farmacisti non titolari stanno attraversando, specie da parte di chi si trova in quelle Regioni dove il ricorso ai contratti atipici ovvero a tempo determinato sono oramai la regola.
Un tema, quello occupazionale, che, unitamente a quelli di carattere economico, mette in discussione l’attuale modello “farmacia”, da sempre caratterizzato da un regime di monopolio e come tale recalcitrante ad ogni forma di concorrenza. Un sistema che affida alla farmacia la distribuzione sul territorio sulla base di regole e parametri rigidi, che da un verso ha garantito la presenza della farmacia anche in quei comuni che altrimenti non avrebbero usufruito del servizio farmaceutico (non sempre per la verità, oltre 1000 sono i piccoli comuni senza una farmacia), mentre d’altro canto ha determinato una rendita di posizione, con la garanzia del monopolio, che permette loro di ottenere fatturati milionari a cui evidentemente non intendono rinunciare. Una distorsione di fatto determinata proprio dalla garanzia della “pianta organica” in base alla quale, per concessione pubblica, si affida a ciascuna farmacia un territorio di esclusiva competenza. Una convenzione che alla luce dei fatti dovrebbe garantire i cittadini su due aspetti fondamentali:
• La garanzia di una distribuzione del farmaco efficiente (capillare sul territorio), responsabile (presenza del farmacista) e controllata (vigilanza dell’Amministrazione Pubblica nel suo complesso);
• L’applicazione di criteri di economicità per la spesa farmaceutica a carico del SSN.

Con responsabilità riconosciamo alla legge che regola il settore, di aver garantito una presenza capillare della farmacia sul territorio, ma non per questo possiamo nascondere le deficienze che hanno generato nel sistema, ne tanto meno si possono accettare operazioni, riprendendo la metafora della foglia di fico, che con la scusa delle possibili difficoltà economiche di una minoranza di farmacie (le rurali sussidiate), di fatto si nascondono i vantaggi di cui gode la stragrande maggioranza delle farmacie.
Anche su questo punto è necessario fare chiarezza. Il numero di farmacie davvero qualificabili come rurali ovvero ubicate in comuni fino a 2000 abitanti sono circa 2300, con un fatturato medio di circa 650.000 €/anno. Riteniamo che la sola salvaguardia deve riguardare questa tipologia di farmacia, attraverso un sistema di regole e misure economiche/fiscali premianti per questi farmacisti/piccoli imprenditori. È provato che non sono queste farmacie a subire la concorrenza con esercizi commerciali come le parafarmacie, dall’analisi della distribuzione delle parafarmacie sul territorio, solo l’1% sono presenti in comuni al di sotto di 2.000 abitanti. Anche in questo caso l’allarme, lanciato in questi giorni da Federfarma, sulla possibile chiusura delle piccole farmacie rurali per la concorrenza praticata dalle parafarmacie è assolutamente infondato. Come pure è del tutto infondata la preoccupazione che questi stessi titolari di farmacia rurale, vera e unica espressione della “mitica” professione di farmacista, capaci ancora di rappresentare un punto di riferimento per la salute dei propri concittadini, non vedano l’ora di abbandonare la loro farmacia per abbracciare l’avventura del libero commercio nella grande città con costi e risultati economici che nulla hanno a che vedere con la tranquillità di cui gode.

Proprio per esaminare l’attuale sistema distributivo territoriale, ancorato sul monopolio della farmacia, e per verificare se ancora oggi sia in grado di rispondere alle sollecitazioni di carattere sociale ed economico, l’Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane (ANPI) ha avviato una serie di confronti con economisti esperti del settore. Due i temi che più di altri abbiamo esaminato, sui quali riteniamo siano necessari ulteriori approfondimenti ed avviare un dibattito aperto con le diverse componenti della filiera:
• Un numero di farmacisti, in crescente aumento, esclusi dal mondo del lavoro, anche per le difficoltà che la farmacia ha di mantenere gli attuali livelli occupazionali;
• Le difficoltà economiche che gravano sul Paese, specie sul fronte dei consumi interni, e la scommessa del federalismo fiscale regionale con il quale ci dovremo confrontare nei prossimi mesi.
Con riferimento al primo punto è sufficiente mettere a confronto i trend di crescita dei farmacisti laureati in Italia con quello delle aperture di nuove farmacie negli ultimi 5 anni, per comprendere la gravità del fenomeno. A riguardo è utile dare uno sguardo ai dati pubblicati da “Pharmaceutical Group of the European Union – PGEU”, nei quali si evidenzia il confronto tra numero di farmacisti italiani abilitati alla professione (circa 79.000) e quanti di questi operano in farmacia (circa 62.500). In sostanza già oggi circa 17.000 farmacisti non trovano occupazione in farmacia, di questi oltre 5.000 hanno trovato una soluzione lavorativa in parafarmacia mentre poche centinaia sono occupati nelle amministrazioni pubbliche. Un dato preoccupante se viene combinato con la prospettiva di crescita di sedi farmaceutiche nel prossimo futuro.
Attualmente, fatti salvi un migliaio di piccoli comuni privi di una sede farmaceutica (quasi tutti con popolazione inferiore a 750 abitanti) ubicati per lo più nelle zone montane di Piemonte, Lombardia e Trentino-Alto Adige, la prospettiva di crescita delle sedi farmaceutiche, applicando i parametri previsti dalla proposta di legge della maggioranza (DDL S863 dei senatori Gasparri e Tomassini), è di poche centinaia di nuove sedi. Un quadro già critico che diviene ancor di più difficile se a questo si sommano le difficoltà economiche che sta attraversando il Paese e di converso le Regioni sempre più costrette a fare economie per mantenere livelli di welfar accettabili per i suoi abitanti. Tutto questo mentre all’orizzonte si profilano nuove strette economiche, cui si sommeranno quelle dovute all’introduzione del federalismo fiscale regionale. Un cambiamento che costringerà le regioni a intervenire sui propri centri di spesa, specie quelli che riguardano la sanità (oltre l’80% della spesa regionale), per far quadrare i suoi conti. Siamo certi che anche alla farmacia saranno richiesti sacrifici, in questo caso crediamo che a pagarne il prezzo saranno per primi i farmacisti collaboratori.
In questo scenario la liberalizzazione della distribuzione dei farmaci rappresenta un’opportunità per molti giovani farmacisti. Molto di più si potrebbe ancora fare con l’ulteriore liberalizzazione dei farmaci di fascia C, ovvero quei medicinali con obbligo di ricetta medica non rimborsati dal SSN e che tutti noi paghiamo di tasca nostra.
Sul tema della liberalizzazione dei farmaci, nei giorni scorsi la presidente di Federfarma, proprio dalle colonne dell’Unità, ha ribadito il sostegno alla proposta di legge della maggioranza, specie per la parte che prevede la eliminazione del farmacista dalle parafarmacie, permettendo con ciò la possibilità di estendere la vendita dei farmaci di automedicazione anche nei piccoli supermercati piuttosto che dal tabaccaio o autogrill. In altri termini, secondo Federfarma, si attuerebbe una liberalizzazione molto più estesa dell’attuale con benefici per la popolazione. Niente di più falso, sarebbe una liberalizzazione destinata a naufragare nel giro di pochi mesi. Nei fatti la concorrenza tra parafarmacia e farmacia, si realizza su due piani:
• la professionalità del farmacista che consiglia e garantisce il cittadino sulla dispensazione del prodotto farmaceutico;
• la disponibilità in parafarmacia degli stessi prodotti presenti in farmacia, magari con un prezzo ridotto.

Su questi due punti Federfarma cerca di forzare la mano del parlamento, fare in modo che l’opinione pubblica perda interesse nella parafarmacia. Non solo per riprendersi la quota di mercato oggi acquisito dalla parafarmacia, ma quel che più conta per togliere alla vista del legislatore un soggetto che per professionalità ed imprenditorialità possa rappresentare una sponda adeguata per una riforma liberale del settore. A quattro anni dalla liberalizzazione le parafarmacie aperte hanno raggiunto quota 3.504, distribuite su tutto il territorio nazionale, in particolare in quelle città artistiche o località turistiche, dove il mercato è più importante, dove il consumatore è più attento ma anche dove la farmacia non è più in grado di far fronte a una domanda sempre più condizionata da un’elevata variabilità delle presenze, per turismo piuttosto che per lavoro. Non è un caso che il 92% delle parafarmacie sono localizzate in comuni sopra i 12.500 abitanti. Il mercato del farmaco acquisito dalle parafarmacie oggi si attesta sul 10,5 % in valore e 14,2% in volume, a fronte di una presenza di punti vendita del 15,6%, che evidenzia come le vendite di farmaci da banco in parafarmacia sono mediamente equivalenti a quelle effettuate dalla farmacia. Un risultato eccellente che rileva un progressivo apprezzamento da parte dei cittadini, oltre che evidenziare i livelli di affidabilità raggiunti da questi esercizi: per la professionalità dei farmacisti che vi lavorano; per la qualità dei prodotti venduti e non ultimo per la convenienza sugli acquisiti. La presenza della parafarmacia, come auspicato dal legislatore, ha innescato un processo di concorrenzialità con la farmacia che ha permesso di risparmiare agli italiani, grazie agli sconti praticati da farmacie e parafarmacie, circa 550 milioni di euro.
Risultati oggettivamente positivi che riteniamo debbano essere di stimolo per il legislatore, per allargare la liberalizzazione anche ai farmaci di fascia C che hanno l’obbligo della ricetta medica.
Riteniamo che con la liberalizzazione dei farmaci di fascia C, sulla base dell’esperienza maturata in questi anni attraverso il servizio di assistenza che forniamo quotidianamente, potranno aprirsi ulteriori 3.500 – 4.500 nuove parafarmacie, portando il numero complessivo a regime, al netto delle chiusure, a oltre 7.500 esercizi. Un’opportunità che sommata alla liberalizzazione dei farmaci di automedicazione già realizzata, significa:
- occupazione qualificata per 16.000 persone;
- investimenti per 1,3 miliardi di euro;
- risparmi per i cittadini per 850 milioni di euro/anno.

Tutto questo con un costo per le farmacie (sono escluse le rurali sussidiate ovvero quelle presenti in comuni fino a 2.000, dove l’esiguità del mercato non permette la presenza della parafarmacia), ai livelli di mercato attuali, di 380 euro/mese. Ci sembra sia un sacrificio risibile per la farmacia, mentre evidenti sarebbero i vantaggi per i cittadini proprio in quelle località dove più forte è la domanda di farmaci per lievi patologie, classificati in fascia C.

fonte ANPI

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Farmacie: Racca (Federfarma) su ddl Tomassini/Gasparri spacca la categoria

Alcune associazioni di farmacisti reagiscono alle parole della presidente di Federfarma, Annarosa Racca, secondo la quale il disegno di legge Tomassini-Gasparri sul riordino del servizio farmaceutico “non fa altro che fare un piccolo passo avanti, consentendo la vendita di medicinali da banco anche negli esercizi commerciali, senza farmacista”. Fofi: "Polemiche inutili se non addirittura dannose”.

02 MAG - Hanno sollevato forti polemiche le dichiarazioni della presidente di Federfarma, Annarosa Racca, apparse sulle pagine di alcune testate (Farmacista33 e l'Unità). Racca, infatti, osservava come il disegno di legge Tomassini-Gasparri sul riordino del servizio farmaceutico “non fa altro che fare un piccolo passo avanti, adeguando la situazione italiana a quella degli altri Paesi europei, nei quali la vendita di medicinali da banco è consentita anche negli esercizi commerciali, senza farmacista”. E questo, secondo Racca, "comporterebbe una riduzione dei costi, un aumento della concorrenza e un sensibile calo dei prezzi di questi medicinali e una loro disponibilità anche in luoghi come le aree di servizio autostradali, dove oggi gli alti costi legati alla presenza obbligatoria del farmacista, non consentono la presenza di farmaci".
Un’affermazione “altamente lesiva e offensiva nei confronti di tutti i farmacisti italiani, che ovviamente non sono rappresentati dalla collega in questione”, replica una nota del Forum Nazionale Parafarmacie, che aggiunge: “Pur di difendere il monopolio del sistema farmaceutico e di contrastare in tutte le maniere il proseguo della liberalizzazione di tutti i farmaci di fascia C, Federfarma continua a diffondere comunicati e dichiarazioni che mirano all’attacco di chi sta cercando di scalfire il loro dominio nella distribuzione del farmaco in Italia. Federfarma non possiede nessuna valida motivazione che metta in discussione un sacrosanto diritto di farmacisti lavoranti in parafarmacie ovvero il diritto professionale alla vendita di tutti i farmaci a carico del cittadino”, conclude il Forum Nazionale Parafarmacie chiedendo alla Fofi di “intervenire immediatamente” sulla questione per ribadire “l’obbligo imprescindibile farmaco-farmacista”.
Parole “irresponsabili” per il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (Mnlf), e che vanno “contro la maggioranza degli italiani che, al contrario di Federfarma, gradisce la presenza del farmacista per ricevere quel valore aggiunto all’acquisto che si chiama consiglio, professionalità e preparazione scientifica”. “Eppure – osserva il presidente Mnlf, Vincenzo Devito – proprio Annarosa Racca nel maggio del 2008, all’indomani dell’uscita del ddl Gasparri/Tomassini aveva espresso la propria contrarietà alla vendita di Sop e Otc senza la presenza del farmacista”. "Altro che concorrenza e riduzione dei costi – continua la nota Mnlf – il ddl Gasparri/Tomassini si propone di cancellare definitivamente le liberalizzazioni mettendo letteralmente sul “lastrico” le oltre 3000 parafarmacie aperte".
“Condanna” alla posizione di Racca arriva anche dalla Fiafant, per la quale “l’atteggiamento di Federfarma svilisce la figura del farmacista e si rischia di creare una situazione di rischio per i cittadini, incentivando l’autocura e l’auto prescrizione. Un'altra conseguenza sarebbe la riduzione ulteriore di possibilità occupazionali per i farmacisti non titolari, abbassando ulteriormente la capacità contrattuale di una categoria già sottopagata e fin troppo sfruttata”.
Ad invitare a spegnere le polemiche è arrivata, in serata, una nota della Federazione degli Ordini dei farmacisti (Fofi), secondo la quale "in un momento così delicato del dibattito sul riordino del servizio farmaceutico in 12a Commissione del Senato, che le polemiche che si sono accese in queste ore sul testo in discussione siano inutili se non addirittura dannose. Quando il dibattito sarà giunto a una fase più avanzata - assicura la Fofi - la Federazione entrerà a sua volta nel merito a salvaguardia della professione e dei suoi valori".

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Consigliere dell'Ordine dei Farmacisti di Salerno
Presidente Agifar Salerno
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Fofi: “Inutili e dannose le polemiche sul riordino del servizio farmaceutico”

La Federazione interviene sulle polemiche sollevate riguardo al ddl Tomassini-Gasparri per il riordino del servizio farmaceutico invitando a spegnere i toni in attesa che il dibattito parlamentare entri in una fase più avanzata. A quel punto, se sarà necessario, “la Federazione entrerà a sua volta nel merito a salvaguardia della professione e dei suoi valori”.

02 MAG - “La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ritiene, in un momento così delicato del dibattito sul riordino del servizio farmaceutico in 12a Commissione del Senato, che le polemiche che si sono accese in queste ore sul testo in discussione siano inutili se non addirittura dannose. Quando il dibattito sarà giunto a una fase più avanzata, la Federazione entrerà a sua volta nel merito a salvaguardia della professione e dei suoi valori”. Così la Fofi, sollecitata dai farmacisti non titolari, interviene nel dibattito scatenato dalle dichiarazione della presidente di Federfarma, Annarosa Racca, apparse sulle pagine dell'Unità e di Farmacista33. Racca, infatti, osservava come il disegno di legge Tomassini-Gasparri sul riordino del servizio farmaceutico “non fa altro che fare un piccolo passo avanti, adeguando la situazione italiana a quella degli altri Paesi europei, nei quali la vendita di medicinali da banco è consentita anche negli esercizi commerciali, senza farmacista”. E questo, secondo Racca, "comporterebbe una riduzione dei costi, un aumento della concorrenza e un sensibile calo dei prezzi di questi medicinali e una loro disponibilità anche in luoghi come le aree di servizio autostradali, dove oggi gli alti costi legati alla presenza obbligatoria del farmacista, non consentono la presenza di farmaci".
Un’affermazione “altamente lesiva e offensiva nei confronti di tutti i farmacisti italiani, che ovviamente non sono rappresentati dalla collega in questione”, replica una nota del Forum Nazionale Parafarmacie, che aggiunge: “Pur di difendere il monopolio del sistema farmaceutico e di contrastare in tutte le maniere il proseguo della liberalizzazione di tutti i farmaci di fascia C, Federfarma continua a diffondere comunicati e dichiarazioni che mirano all’attacco di chi sta cercando di scalfire il loro dominio nella distribuzione del farmaco in Italia. Federfarma non possiede nessuna valida motivazione che metta in discussione un sacrosanto diritto di farmacisti lavoranti in parafarmacie ovvero il diritto professionale alla vendita di tutti i farmaci a carico del cittadino”, conclude il Forum Nazionale Parafarmacie chiedendo alla Fofi di “intervenire immediatamente” sulla questione per ribadire “l’obbligo imprescindibile farmaco-farmacista”.
Parole “irresponsabili” anche per il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti (Mnlf), e che vanno “contro la maggioranza degli italiani che, al contrario di Federfarma, gradisce la presenza del farmacista per ricevere quel valore aggiunto all’acquisto che si chiama consiglio, professionalità e preparazione scientifica”. “Eppure – osserva il presidente Mnlf, Vincenzo Devito – proprio Annarosa Racca nel maggio del 2008, all’indomani dell’uscita del ddl Gasparri/Tomassini aveva espresso la propria contrarietà alla vendita di Sop e Otc senza la presenza del farmacista”. "Altro che concorrenza e riduzione dei costi – continua la nota Mnlf – il ddl Gasparri/Tomassini si propone di cancellare definitivamente le liberalizzazioni mettendo letteralmente sul “lastrico” le oltre 3.000 parafarmacie aperte".
“Condanna” alla posizione di Racca arriva anche dalla Fiafant, per la quale “l’atteggiamento di Federfarma svilisce la figura del farmacista e si rischia di creare una situazione di rischio per i cittadini, incentivando l’autocura e l’auto prescrizione. Un'altra conseguenza sarebbe la riduzione ulteriore di possibilità occupazionali per i farmacisti non titolari, abbassando ulteriormente la capacità contrattuale di una categoria già sottopagata e fin troppo sfruttata”.
La Federazione, che non era immediatamente intervenuta sulla vicenda, dopo alcuni giorni di botta e risposta ha ritenuto opportuno invitare a spegnere le polemiche, assicurando, appunto, che quando il dibattito parlamentare entrerà in fase avanza la Fofi, se necessario, entrerà nel merito per "salvaguardare la professione e i suoi valori".

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MessaggioInviato: 04 Mag 2011 17:15:03    Oggetto:  
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Farmacie rurali: indagine UNC sottolinea i rischi della liberalizzazione

‘Permettere ai corner dei supermercati e alle parafarmacie di vendere anche i farmaci con ricetta medica significherebbe stravolgere il sistema attuale e privare della farmacia gli abitanti dei piccoli centri, mentre l’indagine presentata oggi dall’Unione Nazionale Consumatori indica che i cittadini vogliono, e oggi hanno, la farmacia dove serve - afferma il presidente di Federfarma Nazionale Annarosa Racca, commentando l’indagine ‘Processi di liberalizzazione e funzioni di utilità sociale: il caso delle farmacie rurali’ presentata questa mattina a Roma dall’Unione Nazionale Consumatori.
‘Oggi – continua Annarosa Racca - il titolare di una piccola farmacia fa mille sacrifici, pur di maturare un punteggio per poter vincere, a concorso, una sede migliore. Chi potrebbe costringerlo a continuare a rimanere lì, a garantire il servizio, sapendo che potrebbe aprire un esercizio farmaceutico in un grande centro urbano ed essere presto equiparato a una farmacia vera e propria? In quel caso gli abitanti dei piccoli centri, e in particolare gli anziani, rimarrebbero senza farmacia’.
‘Si parla tanto dei problemi delle parafarmacie, esercizi collocati nelle zone commercialmente più redditizie e di proprietà, per la maggior parte, di società di capitale o di gruppi commerciali – osserva Alfredo Orlandi, presidente Sunifar (farmacie rurali) - Nessuno sembra preoccuparsi dei cittadini delle zone rurali e, in particolare, di quel milione e trecentomila persone che abita nei 2.000 comuni con meno di 1.500 abitanti che, in caso di liberalizzazione, rimarrebbe senza farmacia. Questo perché i titolari delle piccole farmacie rurali, che oggi garantiscono il servizio con grande sacrificio, 24 ore su 24, di notte e nei giorni di festa, in caso di liberalizzazione sarebbero i primi ad andarsene, per trasferirsi nelle zone più ricche e tenere aperto solo negli orari più redditizi’.

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MessaggioInviato: 04 Mag 2011 17:16:13    Oggetto:  
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Comunicato Stampa anpi 04/05/11
UNC : Con la liberalizzazione dei farmaci fine delle farmacie rurali

Roma, 4 maggio – Nel corso della presentazione di una ricerca economica commissionata dall'Unione Nazionale Consumatori al Resc (Ricerche economiche societa' cooperativa), si è puntato il dito verso gli effetti negativi che avrebbe la liberalizzazione dei farmaci di fascia C: la chiusura delle farmacie rurali, specie quelle sussidiate presenti nei piccoli comuni.
Una tesi sviluppata avendo assunto come presupposto che la farmacia rurale non avrebbe retto all’urto della concorrenza delle parafarmacie ovvero che il titolare di farmacia, attratto dai facili guadagni realizzabili nei grandi centri urbani, avrebbe lasciato il piccolo comune per lidi molto più remunerativi. Si è cosi costruito uno scenario apocalittico, con popolazioni lasciate senza un presidio farmaceutico e popolazioni che ben presto avrebbero abbandonato quei territori per insediarsi nelle grandi città, senza evidenziarne le cause. Al punto che tra i presenti qualcuno ha pensato che la liberalizzazione fosse quella relativa all’eliminazione della “pianta organica delle farmacie”.
La verità e che quando si fanno ricerche degne di questo nome, si deve aver cura di approfondire l’esame del “contesto”, acquisire i dati da fonti certe e solo dopo avventurarsi nella elaborazione del documento di analisi. Nella presentazione di questa mattina non si è fatto cenno: al fatturato concorrente tra farmacie e parafarmacie; alla percentuale di mercato acquisito dalle parafarmacie; al mercato dei farmaci di fascia C; ai fatturati delle farmacie rurali sussidiate (quelle in comuni fino a 2.000 abitanti) e delle parafarmacie; al numero di parafarmacie presenti nei comuni fino a 2.000 abitanti. Se avessero preso in esame questi dati si sarebbero accorti che non c’è, ne mai ci sarà, nessuna possibilità di concorrenza tra farmacia rurale sussidiata e parafarmacia, cosi come non ci potrà mai essere confronto tra i risultati economici di una farmacia rurale sussidiata e una parafarmacia (intesa come esercizio di vicinato), anche nella ipotesi di liberalizzazione dei farmaci di fascia C.
Nonostante tutto, la presentazione della ricerca è stata molto apprezzata dal vertice di Federfarma, presente in massa, potendo constatare come le argomentazioni e le conseguenze della liberalizzazione esposte, fossero perfettamente sovrapponibili con quanto dichiarato sul tema dalla stessa Federfarma.

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MessaggioInviato: 04 Mag 2011 17:40:35    Oggetto:  
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Da sempre le farmacie rurali hanno preso sussidi ,ovvero hanno recepito dalla regione soldi che andavano a compensare il disagio ,ora io mi chiedo tutte quelle parafarmacie che per dare un servizio si sono posizionate nelle zone dove non c'era niente non meriterebbero un altrettanto premio visto che non hanno tutti i farmaci che le "normali" farmacie hanno? o meritano solo di dover pagare una quota enpaf per intero solo per vendere quattro scatolette di otc? A VOI l'arduo giudizio .Non si può fare terrorismo psicologico non è bello non è professionale non è deontologico operare in questo modo
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04 maggio 2011

La cortina fumogena

MNLF e MDC: sì ai farmaci di fascia C



Oggi l'Unione Nazionale Consumatori ha presentato una ricerca che dimostrerebbe come l'uscita dei farmaci di fascia C arrecherebbe grave danno alla capillare distribuzione dei farmaci e in particolare alle farmacie rurali. Ognuno può formarsi un proprio giudizio sulla ricerca.

Queste le reazioni del Movimento Difesa del Cittadino e del Movimento Nazionale Liberi Farmacisti.

MDC - Movimento Difesa del Cittadino

“Federfarma non confonda le acque: la liberalizzazione ha portato solo vantaggi, va estesa ai farmaci di fascia C”

“Ancora una volta Federfarma cerca di confondere le acque con pretesti per attaccare la liberalizzazione della vendita dei farmaci da banco nelle parafarmacie e nei corner all’interno della grande distribuzione, che ha portato in questi anni tanti vantaggi non solo in termini di risparmio per le famiglie, ma anche di occupazione per i giovani farmacisti”. È quanto dichiara il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) commentando le dichiarazioni odierne di Annarosa Racca, presidente di Federfarma, a proposito dei presunti danni che un ulteriore passo verso la liberalizzazione nel settore porterebbe ai cittadini.
L’associazione dei consumatori è a favore dell’estensione della liberalizzazione ai farmaci di fascia C, ossia di quei farmaci per i quali è previsto l’obbligo di ricetta, ma il cui costo è totalmente a carico del cittadino: “La possibilità di vendere questa categoria di farmaci nelle parafarmacie – spiega il Movimento Difesa del Cittadino (MDC) - andrebbe ad intaccare solo in minima parte il reddito dei farmacisti titolari, che si collocano al 2° posto dopo i notai nella classifica dei redditi più ricchi: con questi continui attacchi, dimostrano di avere come unico obiettivo quello di mantenere i privilegi acquisiti e chiudere il mercato a qualsiasi forma di liberalizzazione”.



MNLF - Movimento Nazionale Liberi Farmacisti

RICERCA UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI: INSUFFICIENTE

Quest’oggi l’Unione Nazionale Consumatori ha presentato una ricerca commissionata alla RESc (Ricerche Economiche società cooperativa), subito ripresa da Federfarma a supporto delle proprie tesi.
Il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti dopo aver esaminato il testo disponibile della ricerca valuta la stessa come gravemente insufficiente e del tutto inadeguata per trarre qualsiasi conclusione esaustiva dell’argomento.
I dati riportati nello studio sono per la maggioranza già noti da tempo e il campione d’analisi utilizzato (provincia di Chieti) del tutto carente per pervenire a qualsiasi risultato attendibile.
Le ricerche effettuate da questa organizzazione e quelle presentate nell’ambito del Convegno “Liberalizzazioni e Concorrenza” tenutosi lo scorso 29 marzo a Roma dimostrano esattamente il contrario, dimostrano come le liberalizzazioni dei farmaci di fascia C non solo non apporterebbero nessun danno alle piccole farmacie, ma notevoli vantaggi ai cittadini e forti risparmi agli stessi e al S.S.N. In particolare la ricerca sui flussi della popolazione fatta dal MNLF ha dimostrato come sia notevolmente diverso il rapporto reale del numero abitanti per farmacia, alcuni esempi: Roma 1 farmacia ogni 4388 abitanti, Milano 1 farmacia ogni 4917 abitanti, Napoli 1 farmacia ogni 4185 abitanti, Torino 1 farmacia ogni 4409 abitanti, Palermo 1 farmacia ogni 4831 abitanti, Bologna 1 farmacia ogni 5075, Firenze 1 farmacia ogni 5188 abitanti.
Probabilmente per confutare dati ormai consolidati è necessario fare ricerche più accurate. Conforta che la stragrande maggioranza delle Associazioni dei consumatori siano favorevoli all’uscita dei farmaci di fascia C.

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MessaggioInviato: 05 Mag 2011 19:57:07    Oggetto:  
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Libero Quotidiano di giovedì 5 maggio 2011, pagina 23
Farmacie rovinate per fare un regalo alle coop
di Barbieri Attilio

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PRONTA LA LEGGE Farmacie rovinate per fare un regalo alle coop di ATTILIO BARBIERI a pagina 23 .
Allo studio la liberalizzazione dei medicinali di fascia C: così la grande distribuzione e le multinazionali avrebbero il monopolio e farebbero chiudere i piccoli esercizi
Sono passati quattro anni abbondanti dall'ultima "Ienzuolata" di Bersani. Era il gennaio 2007 quando l'allora ministro dello Sviluppo economico riuscì a far passare al Consiglio dei ministri un pacchetto di norme destinate a liberalizzane (sulla carta, molto sulla carta) alcuni mercati. Fra le misure approvate l'abolizione dei costi fissi di ricarica per i cellulari, norme per la trasparenza dei prezzi della benzina con l'obbligo per i gestori degli impianti di informare anche «viaradio» i clienti sulle variazioni, norme a tutela del consumatore sull'RcAuto, abolizione delle commissioni sullo scoperto nei conti bancari, azzeramento della burocrazia con la possibilità di aprire un'impresa in un solo giorno, cancellazione del Pubblico registro automobilistico con il via libera alla targhe personalizzate per gli autoveicoli.
Come sia andata a finire l'abbiamo visto tutti: i gestori telefonici hanno spalmato sui clienti i costi di ricarica ritoccando le tariffe, la benzina non è calata e nessuno ci informa per radio sui prezzi, i costi in banca sono addirittura aumentati, anzi ne sono spuntati di nuovi come la "tassa" sui prelievi ai Bancomat, per aprire le imprese ci vuole lo stesso tempo di prima e di targhe personalizzate neppure l'ombra. Questo succede quando si tenta di cambiare i connotati al mercato per legge. Ma Bersani è passato alla storia per aver introdotto, con un'altra lenzuolata precedente, la "liberalizzazione" dei farmaci da banco, quelli acquistabili senza ricetta, creando così due nuove categorie di esercizi: le parafar-macie e i corner dedicati nei supermercati. Anche in quel caso come con le lenzuolate successive, si gridò al miracolo: finalmente i prezzi delle medicine caleranno, potremo curarci più facilmente e con minor spesa. Senza contare le migliaia di nuovi posti di lavoro che si creeranno, si disse.

PREZZI INVARIATI Come sia andata a finire l'abbiamo visto tutti: ad approfittare della ventata "liberista" su compresse per il mal di testa e supposte di glicerina è stata soprattutto la grande distribuzione in particolare la Coop (toh, guarda un po' che coincidenza!) mentre come è accaduto per telefonni, auto e banche i prezzi dei farmaci liberalizzati sono rimasti sostanzialmente invariati in termini reali, facendo registrare un aumento in linea con l'indice Istat dei prezzi. Ora Bersani non fa più il ministro dello Sviluppo economico, è il capo del maggior partito d'opposizione, il Pd. Ma rischiamo di vederci piovere in capo lo stesso una nuova "rivoluzione" della concorrenza. Niente lenzuolate, questa volta, ma l'effetto beffa potrebbe essere ancora più evidente. Financo dannoso. Da quel che risulta a «Libero», approfittando del clima di confusione politica che regna in Parlamento e nel governo qualche non meglio identificata "manina" potrebbe inserire in uno dei decreti di prossima approvazione una norma destinata a disarticolare il sistema delle farmacie. II veicolo potrebbe essere il Decreto Innovazione, cui sta lavorando da mesi il ministro Calderoli, oppure il Decreto Sviluppo, di competenza di un altro ministro, Paolo Romani, atteso a Palazzo Chigi proprio per oggi. L'operazione potrebbe awenire in fase di conversione in legge, dunque a prescindere dalla volontà dei due dicasteri. Da tempo si parla di aprire il mercato delle parafarmacie alla vendita dei medicinali di fascia C, quelli vendibili solo su ricetta ma interamente a carico del paziente. in questo caso non si può invocare neppure un possibile ribasso dei costi a carico delle famiglie: i prezzi dell'intera fascia C sono fissati per legge, dunque che si vendano in farmacia, in parafarmacia o al supermercato per l'assistito non cambia nulla. Ma di questa ulteriore "liberalizzazione" è tomato ad occuparsene di recente anche il garante Antitrust Antonio Catricalà che in un elenco di richieste inviato al governo ha inserito tre norme che potrebbero confluire nel decreto Innovazione: riforma della rete dei carburanti, istituzione di un'Authority per i trasporti e appunto i farmaci. È lo stesso Catricalà a spiegare come potrebbe awenire: «con un emendamento» nel cammino parlamentare. Ora non ci sarebbe nulla di male a liberalizzare il mercato dei farmaci senonché ad approfittarne rischiano di essere solo alcune grandi organizzazioni del settore. Oltre alla onnipresente Coop. Un anticipo su quale possa essere il finale di partita viene dalla vicenda delle 86 ex farmacie comunali di Milano, il cui controllo è finito in pancia alla tedesca Celesio Ag una delle multinazionali europee più attive nella distribuzione dei farmaci, attraverso la holding italiana Admenta. Cui fanno capo altre 38 farmacie a Bologna, 16 a Prato, 15 a Cremona e 8 sparse fra Llssone, Parma e San Giovanni Valdamo, in provincia di Arezzo. Ma a scaldare i motori è pure il colosso inglese Boots presente capillarmente in Gran Bretagna con punti vendita che vanno dalla piccola farmacia ai giganteschi store nei centri commerciali.

SI MUOVE IL GARANTE Così una liberalizzazione sostenuta in assoluta buona fede dal Garante Antitrust rischia di trasformarsi nella disarticolazione della rete esistente di farmacie e nella successiva spartizione del mercato fra tre o quattro grandi attori. Nullo l'impatto sull'occupazione: con l'apertura al mercato dei medicinali di fascia C, una volta colpita duramente la rete delle farmacie tradizionali, il progetto delle multinazionali non prevederebbe la creazione di nuovi posti di lavoro, se non marginalmente. Ammesso poi che serva dawero: secondo l'ultima indagine di Almalaurea, a tre anni dalla laurea i farmacisti disoccupati sono il 4,5%. In assoluto una delle percentuali più basse. Semmai più che creare nuovi posti di lavoro quelli esistenti verrebbero spostati: i farmacisti alle dipendenze delle farmacie tradizionali si trasferirebbero in parte alle parafarmacie e nei corner della grande distribuzione, favorendo fra l'altro il concentramento del servizio. Già perché si verificherebbe un effetto sgradito per gli assistiti. I nuovi punti vendita verrebbero aperti dalle multinazionali dove c'è la maggior concentrazione di commercio. Negli ipermercati e nelle zone più frequentate dei centri urbani. Alle farmacie tradizionali, ammesso che riescano a stare in piedi, verrebbe lasciato il presidio dei quartieri più disagiati delle città e delle zone rurali, dove si fanno ben pochi affari. Ma per agevolare questo travaso si è pensato a un grimaldello destinato a scardinare l'attuale sistema: forzare quella che viene definita pianta organica, cioè la distribuzione delle farmacie in base al numero degli abitanti. Nonostante le recenti pronunce del Consiglio di Stato e della Corte europea, c'è una pressione in questo senso. Ma questa è un'altra storia, che merita di essere approfondita a parte.

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MessaggioInviato: 27 Mag 2011 19:52:35    Oggetto:  
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Lettera del Presidente del Sunifar Alfredo Orlandi, inviata ieri a La Repubblica e a Libero, e pubblicata oggi sul sito di federfarma.

Gentile Direttore,
Siamo in piena ricorrenza dei 150 anni dell’unità dell’Italia. Si festeggiano i “padri
fondatori”, tutte quelle persone che hanno dato la vita per il nostro paese. Si festeggiano
tutte quelle persone che nel corso di questi anni hanno contribuito a rendere più forte la
nostra democrazia, dotandola di un sistema di regole che ha consentito a tutti di poter
godere, nel rispetto dei doveri, i diritti, primo fra tutti quello della salute.
E’ il rispetto e l’osservanza di tutte quelle regole che garantiscono ad ognuno di noi la
libertà, che ha permesso al nostro paese il progresso che ha avuto in questi 150 anni.
E’ il rispetto delle regole che ha permesso di poter avere in tutti i nostri Comuni, anche e
soprattutto in quelli più piccoli, una Farmacia pronta ad assicurare il servizio a favore dei
cittadini, con orari, turni e disponibilità tale da poter disporre sempre di una struttura di
servizio non solo in orario di apertura “negozio”, ma 24 ore al giorno.
E’ in queste piccole e grandi Farmacie dove, la notte, quando serve un prodotto
antipiretico, si va a suonare al campanello; certo alle due di notte non ci si reca nel
corner del grande centro commerciale o presso una parafarmacia.
E’ in queste piccole e grandi farmacie dove si può chiamare a qualunque ora della notte
il farmacista a fronte di un compenso che lo Stato riconosce alla farmacia , ma solo per le
urgenze, di 4,91 euro;
Sono tutte le piccole farmacie che assicurano continuamente il servizio nei piccoli centri,
dove altre strutture non vanno, perché disagevole e poco remunerativo, a fronte di un
sussidio per “vita disagiata” che deriva da una legge del 1968, che assicura alle
farmacie rurali poco più di 400 euro ANNUI.
Nessuno di noi vuole “gettare via” le parafarmacie, ma riteniamo che ognuno debba
operare nel rispetto delle regole e con le mansioni che le stesse norme prevedono.
Quando furono istituite le parafarmacie, furono attivate in base ad una legge che
permetteva di poter vendere prodotti SOP ed OTC e quant’altro di libera vendita. Oggi
invece, sussistono tutta una serie di rivendicazioni extra-normativa che, volente o nolente
andrebbero a scardinare uno dei pochi sistemi sanitari che non solo funzionano, ma che
tali sono riconosciuti dalla popolazione
Se ogni professionista dovesse essere assunto con una mansione e poi iniziasse a fare
rivendicazioni per averne altre, dopo un po’, e questo per tutti i settori professionali , si
scatenerebbe una tale anarchia lavorativa da rendere lo stesso lavoro non più agevole
ed organizzato, e soprattutto a discapito di tutti.
Che il farmacista faccia il farmacista ed il parafarmacista faccia il parafarmacista,
rispettando le regole, con serietà ed onestà; nella patria del diritto, le leggi devono essere
rispettate, non aggirate.
Grazie per l’ospitalità.
Alfredo Orlandi
Presidente Federfarma – Sunifar (Farmacie rurali)

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MessaggioInviato: 30 Mag 2011 15:28:53    Oggetto:  
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Dal sito Anpi:
Gentile presidente Mandelli
Sono oramai cinque anni che a seguito del “Decreto Bersani” nel canale distributivo dei farmaci si è inserita una nuova realtà imprenditoriale: La parafarmacia. Esercizi di stampo commerciale nei quali tuttavia, per obbligo di legge e per garanzia dei cittadini, svolge la professione un farmacista, molti di loro sono anche titolari della parafarmacia e prestano la professione con passione dedizione e molto spesso si sostituiscono ai colleghi della farmacia, troppo impegnati a vendere, per dare consigli ai comuni pazienti. Un’opera paziente e come ben sa, spesso difficile per i risultati economici non sempre soddisfacenti, tuttavia la voglia di esprimere autonomamente la professione ed essere piccoli imprenditori, fa superare anche i piccoli disagi quotidiani. Non è un caso che ancora negli ultimi due mesi sono state aperte oltre 180 parafarmacie (chiuse meno di 40), mentre riceviamo quotidianamente richieste di assistenza per l’apertura di nuove. D’altro canto come biasimare questi farmacisti (negli ultimi tempi sono sempre più persone mature, che per ragioni diverse escono dalla farmacia per aprire una parafarmacia) quando la farmacia non è più in grado di assicurare un posto di lavoro e se lo fa impone condizioni capestro, ricorrendo a contratti atipici da fame . In un Paese che attraversa un periodo difficile sul piano economico ed occupazionale, nel quale anche la farmacia attraversa un periodo tumultuoso dovendo confrontarsi come mai avvenuto in passato con le istanze di una società alla ricerca di nuovi equilibri sociali e generazionali, si chiede alla farmacia e con essa al farmacista di ricercare una nuova identificazione, un ruolo per il prossimo futuro. D’altro canto le prese di posizione dell’Antitrust, delle Regioni, come le sollecitazioni che vengono dal mondo dell’impresa e dei centri studi di Istituzioni come Bankitalia, vanno nella direzione di trovare al più presto nuove strade per riprendere a “marciare”, una di queste è senza alcun dubbio un piano di liberalizzazioni, tra cui quelle relative alle professioni. Per queste ragioni da tempo ricerchiamo un confronto per definire un progetto di liberalizzazione nella distribuzione dei farmaci che preveda la Fascia C nelle parafarmacie. Noi riteniamo che proprio la parafarmacia come esercizio di vicinato, ancorato ad una identificazione di stampo commerciale possa rappresentare il soggetto adatto per introdurre nel settore quella dinamicità, in termini di concorrenza sia sul piano economico che professionale, che tutti chiedono, ma allo stesso tempo pensiamo che proprio la parafarmacia con la sua capillarità e dimensione imprenditoriale possa rappresentare un baluardo alla estensione della GDO. Come vede anche da questa “parte” ci sforziamo per esaminare il contesto in termini generali , nella speranza di poter contribuire ad un dibattito costruttivo nell’interesse della categoria e più in generale del Paese. Per questo non riusciamo a comprendere uscite come quella del presidente del SUNIFAR Orlandi, quando in una lettera dello scorso 26 maggio (in allegato), che pensiamo abbia scritto in un momento di particolare difficoltà, è arrivato a qualificare suoi colleghi che esercitano la professione in parafarmacia “PARAFARMACISTI” con uno sprezzo ed una maleducazione tipiche di un periodo infausto per il nostro Paese. Si perché vede presidente Mandelli, l’Orlandi sembra recitare il ruolo di quel giapponese che essendo prossima la sconfitta del suo Paese, ha cominciato a vagare da solo per la giungla combattendo una sua guerra ideale e immaginaria. Ecco l’Orlandi evidentemente pensa ancora di vivere nelle corporazioni del ventennio, un periodo nel quale privilegiati come il titolare di farmacia potevano guardare dall’alto della sua posizione i poveri dipendenti e magari denigrarli, dove la legge veniva adattata alle esigenze del più forte. Forse qualcuno dovrebbe svegliare l’Orlandi e ricordargli che vive in una Repubblica Parlamentare dove l’esercizio della democrazia si svolge nelle sedi degli eletti democraticamente dai cittadini e che le leggi possono essere sostituite da altre nell’interesse generale del Paese e non per i suoi piccoli tornaconti.
Gentile Presidente Mandelli ci aspettiamo che, per il ruolo che ricopre e per la responsabilità che gli è affidata dagli 80.000 farmacisti, vorrà esprimere una posizione ufficiale in merito alle espressioni offensive espresse dal presidente del Sunifar Orlandi.
Cordiali saluti
Il Segretario ANPI
Massimo Brunetti

E ancora dal sito Mnlf:
Il parafarmacista non esiste, esiste solo il farmacista

In riferimento alla lettera inviata ad alcune testate giornalistiche dal Presidente del SUNIFAR Orlandi questa organizzazione esprime quanto segue:

il rispetto delle regole di legge, etiche e deontologiche è condizione eminente della professione di farmacista, di tutti i farmacisti, compresi quelli che lavorano nelle cosiddette parafarmacie. Condizione che viene meno proprio nelle farmacie che da una parte chiedono l’esclusiva nella distribuzione dei farmaci sulla base di una non ben definita “superiorità arcaico-monopolista” e, dall’altra, dispensano senza ricetta medica qualsivoglia farmaco venga richiesto. Non tutte certamente, ma un numero che temiamo sia maggioranza.
Il rispetto e l’osservanza delle regole non possono essere circoscritte solo ed unicamente alle regole da “applicare agli altri” con il malcelato fine di determinarne un vantaggio proprio.

Il Paese cambia e le esigenze dei cittadini pure, le regole vanno aggiornate e così le leggi. Federfarma non è più in grado di fare quello che vuole in Parlamento, prima ne prende coscienza e meglio è se si vuole iniziare a ragionare senza pregiudizi.

I ragionamenti espressi dal Presidente Orlandi sono classici di chi desidera una scala sociale bloccata, noi la vogliamo in movimento, vogliamo una società ove capacità e volontà non siano ostacolati da barriere create ad arte per salvaguardare chi si trova ai piani alti di quella scala.

I farmacisti non sono laureati per svolgere alcune mansioni, essi lo sono per trattare tutti i farmaci ed esprimere professionalmente tutte le proprie capacità per cui lo Stato ha investito denaro pubblico. Orlandi se ne faccia una ragione.

Per quanto riguarda la provocazione “che il farmacista faccia il farmacista ed il parafarmacista faccia il parafarmacista” non spendiamo molte parole, perché il parafarmacista non esiste, esiste solo il farmacista indipendentemente dal luogo ove egli svolge la propria professione.
Queste volgari dichiarazioni sono sintomatiche di un’alterigia storica con cui una parte minoritaria del corpo professionale ha sempre trattato la maggioranza dei colleghi: assenza completa di rispetto per la persona e la sua dignità.

Caro Orlandi così non andrete molto lontano e noi vi consigliamo di modificare “velocemente” il vostro atteggiamento e d’impegnarvi di più per difendere gli interessi dei vostri associati invece di fare il “controcanto” dei titolari delle farmacie più grandi. S’interessi delle farmacie rurali più piccole, quelle che vengono sempre chiamate in causa quando si tratta di difendere gli interessi forti della vostra categoria per essere dimenticate un minuto più tardi. Dia retta a noi: tuteli gli interessi dei suoi associati e pensi meno alla politica all’interno della categoria.
Si può far carriera anche lontano dal “trono del re”.
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alessandro7124

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alessandro7124 is offline 







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MessaggioInviato: 31 Mag 2011 10:33:03    Oggetto:  
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Vorrei dire al caro Orlandi di preoccuparsi e di chiedere che venga istituito tra tutte le farmacie, un vero fondo di solidarietà per le farmacie disagiate. FF invece di spendere soldi per mantenere lo status quo, dovrebbe destinarli per le farmacie disagiate. Questo è il vero problema. Non di certo le parafarmacie, la cui apertura invece sta a dimostrare quanto desiderio, da troppo tempo represso, ci sia in una consistente parte dei farmacisti non titolari di emergere dall'anonimato, di far valere la propria professionalità in una professione che non è libera E CHE VA LIBERATA dalle regole esistenti ormai obsolete. Il Sunifar "combatta" la sua battaglia in Federfarma e non contro i Farmacisti che operano nelle parafarmacie
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